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Galleria Borghese Il nucleo più importante delle sculture e delle pitture nella Galleria Borghese risale al collezionismo del cardinale Scipione (1579-1633), figlio di Ortensia Borghese, sorella del Papa Paolo V, e di Francesco Caffarelli, ma gli eventi dei tre secoli successivi, tra perdite e acquisti, hanno lasciato notevoli tracce.
L'attenzione del cardinale Scipione era rivolta a tutte le espressioni di arte antica, rinascimentale e contemporanea, atte a rievocare una nuova età dell'oro. Non particolarmente interessato all'arte medioevale, ricercò invece, con passione, la scultura antica. Ma l'ambizione del cardinale favorì la creazione di nuove sculture e soprattutto di gruppi marmorei che fossero messi a confronto con le opere antiche.
Il ritratto di Paolina Bonaparte Borghese, eseguito dal Canova tra il 1805 e il 1808, è presente nella Villa dal 1838. Nel 1807 Camillo Borghese vende a Napoleone 154 statue, 160 busti, 170 bassorilievi, 30 colonne e vari vasi che costituiscono il fondo Borghese del Louvre. Ma già nel terzo decennio dell'Ottocento le gravi lacune sembrano colmate con nuovi materiali provenienti da recenti scavi archeologici e con opere recuperate dalle cantine e da varie altre dimore borghesiane.
La collezione dei dipinti del cardinal nepote era notevole, e già nel 1613 poeticamente descritta da Scipione Francucci. Nel 1607 il Papa aveva fatto assegnare a Scipione 107 dipinti confiscati al pittore Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino. Dell'anno successivo fu l'asportazione clandestina dalla cappella Baglioni nella chiesa di S.Francesco a Perugia e il trasporto a Roma della Deposizione di Raffaello, assegnata al cardinale Scipione con motu proprio papale.
Nel 1682 confluisce parte dell'eredità di Olimpia Aldobrandini, che includeva opere della collezione del cardinale Salviati e di Lucrezia d'Este, nella collezione Borghese.
Nel 1827 Camillo Borghese acquistò a Parigi l'importante Danae del Correggio.
"Fuori di porta Pinciana fece edificare un bel palazzo in una sua Vigna, o Giardino, o Villa, che vogliamo chiamarla, nella quale si trova ogni sorta di delitia, che desiderare, et havere in questa vita si possa, tutta adornata di bellissime statue antiche, e moderne, di pitture eccellenti, e d'altre cose pretiose con fontane, peschiere, et altre vaghezze...", così G. Baglione, pittore e critico d'arte contemporaneo giudica l'operato del Papa Borghese (1605-1621). Dopo gli acquisti di terreni e vigne e la concessione dell'Acqua Felice nel primo decennio del Seicento, i lavori di costruzione del palazzo si svolsero sostanzialmente in un anno, dal 1612, mentre l'arredo con le opere di scultura, la costruzione dell'uccelliera da parte di Girolamo Rainaldi (nel 1617-19) e la sistemazione dei giardini si protrassero fino al 1620 circa.
I pregi dell'architettura sono attribuibili soprattutto a Flaminio Ponzio, straordinario architetto di fiducia del papae del cardinale. Ponzio inventò la ratio dei volumi delle sale, l'ordine dorico dell'architettura esterna, e liberò l'architettura del palazzo dall'aspetto tradizionale delle ville, più monolitico e chiuso, facendo emergere a sorpresa, accanto alle parti aggettanti in alto (torri), risalti in avanti e di fianco in un dinamico rapporto, assecondato dall'ordine delle finestre e delle porte comunicanti con le vie del giardino sui quattro lati.
La Villa Pinciana fu costruita per essere un museo, luogo di cultura, per l'esposizione di immagini esemplari dell'arte antica e moderna, per la musica, gli studi in una piccola biblioteca, ma anche per la contemplazione della natura (con rare piante e animali), dei campioni di fossili e infine della tecnologia moderna di allora (ad esempio automi, specchi, lenti bizzarre e orologi particolari).
Dalla Villa si amministrava un'azienda agricola con vigne, orti, caccia, stalle, rimesse, piccionaie nelle torri (di cui sono ancora visibili gli accessi), un'uccelliera grande, una riserva del ghiaccio, la grotta del vino e perfino la cultura del baco da seta. Le piante più rare, importate dall'olanda o dalle Nuove Indie, e un giardino zoologico completavano il "teatro dell'Universo" voluto dal cardinale Scipione.
Il prospetto luminoso della Villa in mezzo al verde del giardino appare oggi recuperato, e rispetto al 1984 è più vicino al seicentesco splendore originale. È stato ripristinato nella facciata un vibrante colore marmoreo con specchiature più chiare di fondo, e le lesene e i marcapiani in colore avorio vicino al travertino. Tale colore sottolinea l'idea di un'architettura all'antica come anche l'ordine dorico dei pilastri e le proporzioni bilanciate dell'insieme. Un importante intervento riguarda la ricostruzione fedele della scala di F. Ponzio a due rampe, che sarà incoronata dalla copia di un vaso antico con due cornucopie (originali al Louvre). La ricostruzione della scala a due rampe, al posto della precedente tardosettecentesca a tronco piramidale consente soltanto ora di utilizzare il piano scantinato per i servizi aggiuntivi. Sono state tolte di recente le serrande che alteravano il ritmo originale dell'ordine delle finestre. Tutte le statue e i busti della facciata, gravemente degradati per mancanza di manutenzione ordinaria, attaccati dalle acque piovane, da venti, polveri e licheni, sono stati restaurati.

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